Sannyasin Kriyashakti

Omaggio a Swami Niranjanananda Saraswati

Occhi che ridono

Spesso qualche elemento esterno ci induce a riflettere sui nostri pensieri o sui nostri comportamenti, ma talvolta siamo indotti ad andare più in profondità dentro di noi. Così mi è accaduto quando Swami Anandananda mi ha chiesto se volevo condividere con gli altri l’esperienza dei miei incontri con Swami Niranjananda. Appena aperta la porta dei ricordi immagini ed emozioni dimenticate si sono presentate ancora vivide.029Erano pochi mesi che mi ero avvicinata alla scuola e ho partecipato al convegno di Rimini del 1994 più per curiosità che per altro. Sinceramente non ricordo neanche uno dei discorsi di Swamiji né sono stata folgorata dal desiderio di ricevere alcuna iniziazione. Quello che mi ha colpito, di cui ancora ho memoria ed ora mi rendo conto che ha agito in profondità dentro di me è stato il suo essere, il suo comportamento: la gioia di cantare e suonare abbandonandosi totalmente ai kirtan pur essendo sempre presente; una persona giovane con gli occhi sempre ridenti ma di cui si percepiva la profondità, la conoscenza, l’essere consapevole.
Da allora, senza sapere neanche bene come, ho iniziato a sentirmi parte di una ‘famiglia’, una comunità di persone con cui, anche senza vedermi spesso, sentivo un legame. È seguita quindi la frequenza a tutti i seminari cui potevo partecipare e poi il primo viaggio in India che ha coinciso con la yajna durante la quale Paramahamsa Satyananda ha donato a Swami Niranjananda il mala e il lingam di cristallo. Ho ancora negli occhi quell’immagine da cui traspariva una comunione e una trasmissione interiore difficilmente raccontabile. E poi, la notte trascorsa a Rikhia, quasi accampati, ma godendoci l’atmosfera carica di vibrazioni indescrivibili, ma che davano un incredibile benessere. Ricordo quando ho ricevuto il nome spirituale la sensazione interna di cambiamento e di chiarezza di quello che poteva essere il mio impegno e il mantra personale che, negli anni, è stato la mia ancora in innumerevoli situazioni. E ancora immagini di occhi ridenti e contemporaneamente capacità di ascoltare e di vedere. Forse anche troppa capacità di vedere che riusciva a frantumare anche la corazza che mi ero costruita in una vita, tanto da farmi sentire in imbarazzo ogni volta che provavo, davanti a lui a recitare la parte della prima della classe. Negli anni a seguire ho continuato a frequentare, quando possibile, il centro Satyananda con Swami Anandananda e Swami Shaktidhara che hanno rappresentato la connessione con l’insegnamento originario; c’è stata qualche altra esperienza a Rikhia e Munger; la conclusione del corso istruttori con l’esame a Munger e il certificato consegnato da Swami Niranjananda con un discorso ancora chiaro nelle orecchie, in cui ci ricordava che il diploma non è un punto di arrivo ma di partenza.
Poi c’è stato il convegno a Venezia. È stato bello veder arrivare tante persone, da tante parti d’Europa e del mondo, tutte felici di ritrovarsi per ascoltare i discorsi e godere della presenza di Swami Niranjananda. Per me la venuta di Swami Niranjananda in Italia ha rappresentato diverse emozioni e diverse opportunità. La sera prima dell’inizio del convegno c’è stato un incontro tra noi che eravamo impegnati nel seva e Swami Niranjan che ha consegnato a ciascuno di noi una kurta-pijama bianca per renderci riconoscibili a noi stessi e agli altri partecipanti e già quello è stato un regalo di comunione. Poi il convegno vissuto come in trance e segnato delle parole, delle battute, degli sguardi, ognuno carico di un insegnamento. Le lacrime di emozione mentre attendevo insieme a Ganga Shakti di entrare nel salone per ricevere karma sannyasa, e il momento magico in cui ho sentito come un’esplosione interna e una chiarezza incredibile su quello che sarebbe stato il mio impegno. Ed infine la gioia e il benessere totale durante i kirtan ed il culmine nella havan sulla spiaggia.
Queste sono state le prime immagini e le prime emozioni dopo l’invito di Swami Anandananda poi, a poco a poco sono emersi altri pensieri ed altre consapevolezze che si sono presentate come il filo che da quel primo incontro nel 1994 ha guidato la mia vita. L’insegnamento della devozione e dell’umiltà del discepolo con la quale ogni più piccolo servizio può e deve essere fatto, non per ricevere gratificazioni ma per il piacere puro del servizio. E, nel fiume dei ricordi, l’ennesimo insegnamento: Swami Niranjananda che a Rikhia riceve gli omaggi di personalità illustri eppure si china per sistemare il tappeto di modo che nessuno possa inciampare. Oltre agli insegnamenti della filosofia e della pratica del tantra e dello yoga che è logico ricevere da una persona come lui, quello che continua a colpirmi e ad essere un modello è la capacità di essere seri, profondi e contemporaneamente leggeri: lavorare intensamente senza far diventare pesante per noi e per chi ci sta intorno il nostro impegno.

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